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Da tempo avevamo individuato le giornate del 23 e del 24 Febbraio come un appuntamento fondamentale per continuare la lotta, a livello globale, al fianco della resistenza palestinese. Entrambe sono state giornate riuscite e importanti, per vari aspetti.

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1. Lo sciopero del 23 Febbraio era stato indicato, stesso dalle realtà palestinesi, come il miglior modo per poter contribuire alla resistenza a livello internazionale. Uno sciopero contro le guerre del capitale che, constatiamo, è andato oltre le aspettative. I dati precisi andranno analizzati meglio, ma l'impressione generale è che la caratteristica di sciopero politico sia andata oltre i settori più combattivi e abbia coinvolto e convinto altri pezzi della classe lavoratrice ad utilizzare lo sciopero come arma di lotta e rivendicazione. Il Si Cobas è stata avanguardia tra i lavoratori e le lavoratrici in tal senso, per la ferma volontà di convocarlo dando copertura sindacale anche a lavoratori e lavoratrici iscritti ad altri sindacati o non iscritti, sia per aver confermato la capacità non solo dichiarativa ed evocativa, ma pratica e concreta, di scioperare sui luoghi di lavoro e di bloccare la produzione. L'individuazione di alcuni luoghi significativi con blocchi reali, dai porti come a Genova passando alla Carrefour a Torino fino agli stabilimenti militari come la Leonardo a Napoli, hanno riportato l'importanza di attaccare la produzione e di costruire la solidarietà attorno alla possibilità concreta di fermare la macchina bellica di un'Italia sempre più protagonista, in negativo, negli scenari di guerra internazionali

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2. La manifestazione del 24 Febbraio ha visto il protagonismo diretto da parte delle realtà palestinesi e in particolare dei Giovani Palestinesi. Un elemento fondamentale perché pone una manifestazione di 30.000 persone al miglior servizio possibile della causa della resistenza palestinese. In più, si è rimarcata visibilmente in piazza l'alleanza tra i palestinesi e i lavoratori e le lavoratrici più combattivi. Lo spezzone palestinese e quello del Si Cobas, all'interno del quale eravamo presenti con striscioni e slogan che rimarcavano la necessità di opposizione alla guerra imperialista e al necessario protagonismo dei lavoratori in questa lotta, contavano circa 10.000 partecipanti, a conferma di una sintesi e un'alleanza cercata in questi mesi di preparazione e confermata dalla piazza.

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Non è per noi un'alleanza solo formale, ma la lotta della resistenza palestinese è una questione che riguarda le lotte di tutti gli oppressi del mondo, e la sua convergenza con quella dei lavoratori, dei disoccupati e dei giovani di tutto il globo, è condizione fondamentale per la riscossa degli ultimi del mondo.

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Il carattere internazionale della giornata è stato confermato dal fatto che in 30 paesi in tutto il mondo ci sono state manifestazioni rilevanti a favore della resistenza palestinese. Anche questo non è un caso, ma la conferma della prospettiva internazionalistica che ha caratterizzato questo appuntamento.

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Una prospettiva a cui hanno lavorato molto i compagni e le compagne della Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria e, nel nostro piccolo, anche noi ospitando data ad una delegazione del Partito Obrero argentino che ha partecipato insieme a noi allo sciopero del 23 e alla manifestazione del 24.

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3. Le giornate del 23 e del 24 non sono poi calate nel vuoto. Non sono state una scadenza formale e obbligata. Sono invece state le punte di settimane in cui la mobilitazione al fianco della resistenza palestinese ha preso un nuovo slancio, una radicalità sempre maggiore, come testimoniato dalle tante giornate di lotta fuori le sedi RAI partite da Napoli per poi estendersi in altre città e come confermato dalla determinazione con cui in tanti giovanissimi hanno animato la giornata di sciopero del 23. La lotta al fianco della resistenza palestinese sta infrangendo un muro di silenzio e di presunta coesione nazionale che il governo e i media a reti unificate hanno provato a costruire in questi mesi. Questa lotta sta invece colpendo direttamente le alleanze formali del governo con la NATO e la complicità del governo italiano nel massacro in corso a Gaza. Una complicità non casuale, ma che è data dal ruolo dell'imperialismo italiano nello scacchiere internazionale, ruolo che non può prescindere dal protagonismo militare negli scenari bellici di tutto il globo.

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4. La scadenza del 24 Febbraio non è stata una formalità. In quello che è l'anniversario “ufficiale” dello scoppio della guerra in Ucraina convocare una manifestazione contro il genocidio in Palestina vuol dire consolidare il legame tra questo e il conflitto inter-imperialistico sul suolo ucraino. La guerra è sempre più una necessità degli imperialismi di fronte alla crisi economica, ecologica, sociale e politica che coinvolge il mondo ed in particolare il blocco NATO. La solidarietà alla resistenza palestinese è una sol cosa con l'opposizione al conflitto in Ucraina. La lotta al sionismo e al genocidio da parte dello stato di Israele fa parte della stessa lotta contro gli imperialismi di tutto il mondo. Il mondo va alla guerra, e i comunisti e la classe lavoratrice non possono che porsi all'avanguardia di un movimento che si opponga a tutto questo, unendo i conflitti e tutti gli oppressi del mondo che vengono schiacciati dal peso delle armi.

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5. Queste settimane hanno dato una consistenza più larga alla lotta contro il governo Meloni. Dentro questa giusta e legittima lotta si stanno infiltrando sempre più opportunismi vari. Da una parte ci sono formazioni politiche che stanno provando a costruire cartelli elettorali sfruttando questa situazione. Alcuni di questi scoprendosi filopalestinesi dopo anni (se non decenni) di indifferenza alla causa palestinese, altri utilizzando questo elemento, che oggi assume sempre più un consenso nella società, per accreditarsi come rappresentanza politica e istituzionale. Dall'altra c'è lo scandaloso atteggiamento di alcuni media e di alcune figure, tra cui sicuramente il Presidente della Repubblica, che scoprono forse solo oggi la brutalità della violenza poliziesca e l'utilizzo di quest'ultima per reprimere qualunque forma di dissenso e di lotta. La brutalità dell'utilizzo della forma da parte della polizia di queste settimane è probabilmente da ricondurre ad una generale impunità di cui godono gli agenti dell FF.OO. con l'attuale governo in carica, ma manganellate e repressione giudiziaria le abbiamo viste tante e tante volte anche negli anni scorsi, non incrociando neanche lontanamente le lacrime di coccodrillo e le grida di scandalo di queste settimane. D'altronde lo dicevamo da mesi: quando il variegato mondo del centro-sinistra deve provare a riaccreditarsi dopo decenni di scelte scellerate e di politiche antioperaie, tutto fa brodo, e inaspettatamente studenti, giovani e lavoratori manganellati diventano degli alleati. Sta a noi invece mantenere chiaro il punto sul nemico di classe, che oggi solo opportunisticamente si schiera a favore di chi riempie le piazze.

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6. La lotta al fianco della resistenza palestinese deve diventare un moltiplicatore per la costruzione di lotte e rivendicazioni che mettano sempre più in crisi l'attuale governo. Se l'opinione pubblica è ad oggi spaccata per le necessità opportunistiche di alcuni pezzi dello Stato e della borghesia, abbiamo il dovere di incrementare i nostri sforzi verso l'attuale governo e per contrastare le politiche antipopolari che questo sta mettendo in campo. Le condizioni di vita e di lavoro, il continuo drenaggio da parte di imprese e imprenditori verso le tasche dei lavoratori, le pericolosissime riforme della scuola, devono diventare fronti di lotta sempre più ampi e partecipati. Il sostegno alla resistenza palestinese ha squarciato un velo, sta a noi e al protagonismo di tutta la classe lavoratrice alimentare questa frattura e acuire queste contraddizioni, unico modo per poter portare la lotta al governo dal basso tagliando fuori coloro i quali si stanno organizzando semplicemente per cambiare colore ai nostri sfruttatori

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7. Queste giornate sono per noi ulteriore elemento per confermare la necessità di costruzione di una prospettiva politicamente organizzata.

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Manca ancora un riferimento politico di classe per tutti coloro i quali sempre più si rendono conto della necessità della lotta per contrastare i piani dei capitalisti e dei loro servi in tutto il mondo. Questo uno dei motivi per cui eravamo organicamente in piazza nel settore dei compagni e le compagne del SiCobas, della Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria ed anche del FGC.

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Le giornate del 23 e del 24 Febbraio confermano la volontà di migliaia di persone, specialmente tra i più giovani, di rendersi disponibili ad una lotta sempre più aperta nei confronti di governo e padroni. In molti di questi hanno chiara la necessità di costruzione di una prospettiva di classe che va organizzata perché il mondo che abbiamo davanti ci dimostrare che la lotta di classe continua ad essere la contraddizione insanabile di questo sistema. Una spinta ulteriore al rafforzamento di questa prospettiva, sempre più inalienabile.

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