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Come abbiamo già anticipato nel precedente documento, che cercava di delineare alcuni di punti di partenza necessari per muovere una critica e costruire un’opposizione all’attuale governo Monti, l’attacco che si sta prospettando da mesi a questa parte, richiede una risposta adeguata.
L’attuale governo, che di tecnico ha avuto esclusivamente una denominazione durata qualche settimana, ha immediatamente impostato una manovra di tagli orizzontali, che a partire dalle pensioni fino alla sanità, sta colpendo tutti, senza distinzioni di sesso, età, professione e categoria. L’unica distinzione che l’attuale governo è riuscita a portare avanti, è quella tra due classi: tra padroni, affaristi, speculatori e politicanti di turno da un lato, e lavoratori, studenti, disoccupati e pensionati dall’altro. Ne sono un esempio in tal senso la volontà ben precisa di non prendere provvedimenti sulla patrimoniale, così come sulle spese militari (solo nel 2012 spenderemo oltre 23 miliardi, oltre ad altri 15 miliardi da sprecare nei prossimi anni per 131 cacciabombardieri F-35) e sulle spese della politica (che non sono solo gli stipendi dei parlamentari, ma che vanno dalle auto blu ai jet privati pagati con i soldi dei contribuenti), così come ne sono un esempio le liberalizzazioni promesse su larga scala per finanziare la piccola e media impresa, sulla quale l’attuale governo cerca di puntare per rilanciare un’economia sempre più comatosa. E questo è solo il primo passo di quello che ci è stato promesso e già ampiamente anticipato. Le dichiarazioni dello stesso Mario Monti spiegano i prossimi punti programmatici di questo governo: il macigno che schiaccerà definitivamente lavoratori dipendenti, pubblici e privati, arriverà in primavera, quando verrà varata una grande manovra che metterà in discussione tutte le conquiste ottenute dai lavoratori e dai sindacati per decenni, andando completamente a riformare il mercato del lavoro. Qualche piccola anticipazione ci è arrivata dal contenuto dell’accordo Marchionne, il cui allargamento a tutti gli stabilimenti Fiat è previsto per Gennaio 2012: a partire dal primo del mese, 86.200 lavoratori del gruppo Fiat avranno un nuovo accordo, grazie all’intesa firmata tra Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Capi e Quadri Fiat. L’accordo prevede in particolare l’aumento di 80 ore di straordinario, l’aggiunta del sabato come giornata lavorativa, l’accorciamento della pausa pranzo da 40 a 30 minuti, e la sostituzione delle RSU con le RSA (Rappresentanti Sindacali Aziendali) che saranno nominati esclusivamente tra i sindacati firmatari dell’accordo (dal quale è esclusa la FIOM).
Il piano è chiaro ormai da tempo: aumentare la produttività di ogni singolo lavoratore, riducendo al minimo la democrazia sindacale, eliminando di fatto ogni possibilità di rivendicazione da parte degli operai. L’accordo Marchionne è però solo il preludio di quello che verrà esteso su ogni posto di lavoro, dove lo sfruttamento e la precarizzazione aumenteranno ulteriormente, e dove le conquiste sindacali saranno un miraggio da ammirare sui libri di storia. Tutto questo in nome di quella responsabilità nazionale che ci propinano come principale valore che ogni cittadino deve assumere per poter uscire dalla crisi più tremenda in cui il capitalismo sia mai incorso, una crisi che ha finito per arricchire i soliti dirigenti, imprenditori e politicanti, e che ora fanno pagare proprio a chi delle mirabolanti cifre speculate negli anni, non ha visto neanche un centesimo.
La borghesia italiana ha trovato quindi le modalità con le quali salvaguardare i propri profitti e privilegi, eliminando ogni possibilità di democrazia reale nell’intero paese, insediando a capo del governo personaggi privi di alcun tipo di consenso popolare.
Di fronte ad uno scenario simile è la situazione in cui versa il movimento operaio in Italia (così come in gran parte del resto d’Europa) è tutt'altro che rosea. La frammentazione del fronte di classe ha raggiunto i massimi storici, non permettendo ad alcuno di incanalare una rabbia sempre più forte e generalizzata, consentendo esclusivamente giornate campali come le date del 14 Dicembre e del 15 Ottobre, puntando come spesso negli ultimi anni solo ed esclusivamente alla costruzione di giornate dall’enorme impatto mediatico, ma che non lasciano alcunché nei percorsi quotidiani che ogni realtà in lotta costruisce. Come abbiamo già ribadito più volte, se da parte della borghesia c’è un’unità d’intenti che supera le varie differenze e ne ricompatta il fronte garantendo l’assalto più volte descritto che stiamo subendo, dall’altra si continua a vedere un andare avanti alla cieca, senza alcuna meta o obiettivo, non riuscendo neanche minimamente a superare un settarismo che non permette eventualmente di unire anche solo sommandole, le varie forze cosiddette di classe. Ne sono un esempio ancora vivo nei nostri occhi le giornate di mobilitazione a Pomigliano d’Arco, fuori i cancelli della FIAT, in opposizione alla kermesse organizzata da Sergio Marchionne per presentare la nuova panda. Ancora una volta nessuna sigla sindacale è riuscita a capitalizzare il decennale lavoro di lotta portato avanti nella fabbrica, riuscendo a garantire solo minimamente lo svolgimento della contestazione, a causa dei continui e ripetuti scontri tra le varie sigle partecipanti.
Proprio per questo è fondamentale sottolineare anche da parte nostra la centralità che ha e deve avere il percorso che sta nascendo a Napoli e in Campania del Coordinamento Regionale per il Lavoro. Il percorso del coordinamento nasce tempo addietro e ultimamente è riuscito a mettere in piedi un lavoro di unità e collaborazione tra le varie realtà aderenti, che comprendono movimenti sociali in lotta, vertenze lavorative, gruppi politici e sindacati. La prima assemblea pubblica di presentazione delle varie realtà aderenti, tenutasi il 20 Dicembre nell’aula magna della facoltà di Ingegneria, ha visto un’aula stracolma (più di 400 partecipanti) dove hanno preso la parola le più svariate realtà: dagli operai dell’Irisbus di Avellino ai disoccupati di Banchi Nuovi e dei precari Bros, dai lavoratori della Sepsa agli operai della FIOM di Pomigliano, per non citare tutte quelle vertenze sul lavoro esplose in Campania nell’ultimo mese come quelle dell’Astir, dell’Arpac o della Sis.
Come Laboratorio Politico Iskra ci siamo posti fin dai primi incontri preparatori dell'assemblea tra i promotori di questo percorso, poiché esso, se verrà portato avanti da tutte le sue componenti con convinzione e con capacità di superare le rispettive logiche di parrocchia, può esprimere una forza d’urto non indifferente. L’unità dei vari soggetti in lotta c'è già nei fatti: gran parte dei promotori del coordinamento sono protagonisti di vertenze che vedono come loro comune controparte la regione Campania, e negli ultimi mesi sono riusciti ad esprimere forme di conflittualità anche molto radicali. Tuttavia, sin quando queste lotte si svilupperanno in maniera slegata l'una dall'altra, la controparte istituzionale e padronale continuerà gioco facile, secondo il più classico schema del “divide et impera” .
I primi passi mossi dalle realtà aderenti a questo percorso ci lasciano ben sperare sulla praticabilità di un concreto cambio di marcia: se è vero che la drammaticità della situazione attuale ci impone di stringere i tempi e rilanciare la lotta unitaria già nei prossimi giorni, siamo al tempo stesso convinti che questo percorso non possa e non debba ridursi alla riproposizione di singole scadenze unitarie o giornate dal semplice carattere mediatico, ma deve in primo luogo rappresentare un momento di confronto permanente ed orizzontale tra le vertenze e le realtà in lotta, in secondo luogo uno strumento di agitazione e di intervento diretto capace di coinvolgere anche chi non è ancora in lotta. In sostanza pensiamo che occorra un percorso che parta dall'immediato ma sia capace di guardare in prospettiva, che si ponga sin da ora l'obiettivo di assediare quotidianamente i palazzi della Regione, del Comune e della Provincia, ma che nel caso in cui riterremo di non avere di fronte degli interlocutori validi, sia capace di portare questo percorso di lotta fino ai palazzi del potere nazionale a Roma.
La piazza il 15 Dicembre, che come Laboratorio Politico Iskra abbiamo contrbuito a costruire, e l'approvazione popolare con cui sono state accolte iniziative di lotta quali il blocco dei tornelli della stazione della cumana di Montesanto e della cassa dei ticket dell’Ospedale Pellegrini, è stata il primo segnale tangibile di come l’attuale governo, come tutto questo sistema economico e sociale, non abbia alcun consenso da parte dei proletari, e che questi ultimi spesso per mobilitarsi hanno solo bisogno di trovare un punto di riferimento credibile nel quale veicolare la propria rabbia e sfiducia nei confronti dello stato attuale di cose: i movimenti di lotta napoletani, che a sole due settimane dall’insediamento del nuovo governo sono scesi in piazza per contestare immediatamente le manovre varate da Monti e dal suo manipolo di esecutori, hanno ora di fronte il compito, impegnativo ma irrinunciabile, di colmare questo vuoto.
“Contribuire allo sviluppo politico e all’organizzazione politica della classe operaia: ecco il nostro compito principale e fondamentale. Chiunque respinga questo compito in secondo piano, s’incammina per una via sbagliata e arreca un grave pregiudizio al movimento.” (Lenin, Che Fare?)