Casapound, l'associazione neofascista balzata agli onori della cronaca per gli episodi squadristi e per le infinite contestazioni ricevute dai movimenti antifascisti, nella giornata di ieri ha tenuto il suo secondo corteo nazionale, probabilmente la massima espressione del suo lavoro politico degli ultimi 10 anni.
La chiamata del corteo in una città come Napoli, terreno da sempre ostico su qualsiasi livello per i "fascisti del terzo millennio", da una parte era una prova del nove nel tentativo di attecchire in una città che li ha sempre respinti, dall'altra una chiara provocazione a tutti quei movimenti anticapitalisti che in questi mesi sono impegnati quotidianamente a costruire in città l'opposizione di classe a quelle politiche di lacrime e sangue che prima il governo Berlusconi amico di Casapound, e ora il governo Monti al servizio delle banche, accomunano gli esecutivi di tutta Europa nella loro furia antiproletaria.
L'attesa e le preparazioni del corteo antifascista, che ha radunato 1.500 persone in p.zza Cavour superando i divieti imposti dalla questura, hanno avuto un appoggio molto vasto in città: dalla parte migliore del mondo sindacale ai settori accademici non ancora autolobotomizzatosi nell'idiota cantilena degli "opposti estremismi", fino alla raccolta firme ricca della solidarietà di Erri De Luca, del rettore della Federico II e del presidente dell'Anpi, tutti volti a contestare la "marcia su Napoli".
La marcia neofascista, in realtà, si è trasformata in un girotondo di piazza Carlo III, all'interno del quale i 700 partecipanti alla manifestazione hanno sostato isolati dal resto della città. Non sono bastate le presenze in piazza di illustri personaggi del passato squadrista come Massimo Abbatangelo, Luigi Rispoli e Michele Florino (storici padrini di Casapound Napoli) o di loschi individui come Mario Merlino e Marco Nonno a poter trascinare in piazza un numero quantomeno decente per una chiamata a livello nazionale: per gonfiare le cifre, i nostri eroi hanno addirittura dovuto scomodare persino i loro amici provenienti da Germania, Irlanda e Francia. La differenza materiale con il presidio antifascista è netta: da un lato i militanti neofascisti con i loro sponsor istituzionali, dall'altro le organizzazioni che dal basso hanno ribadito il carattere antifascista di questa città.
Nessun padrino politico, tanto meno De Magistris (presentato sia dai media che dai fascisti come baluardo della contestazione), si è fatto vedere nella nostra piazza, e la stessa, sparuta delegazione di consiglieri comunali e ceto politico accorso in piazza come al solito senza esercito e mossa più dalla ricerca della telecamera o del taccuino giornalistico che dall'intenzione di sbarrare la strada ai fascisti, è stata accolta dalla piazza con sostanziale indifferenza. Ciò a riconferma della differenza abissale tra i movimenti della sinistra di classe e i finti rivoluzionari protofascisti: da un lato chi quotidianamente sui propri territori porta avanti percorsi politici antisistemici che vanno a contestare l'attuale sistema sociale ed economico in ogni suo ambito, dall'altro chi si dipinge come ribelle e rivoluzionario e non può fare a meno di scendere in piazza al fianco dei protettori istituzionali, gli unici veri garanti dell'incolumità politica di cui questi personaggi godono da sempre.
Casapound infatti da un lato si presenta con la faccia di bravi ragazzi dal cuore d'oro, entrando anche in campagna elettorale con gli alleati di turno (che siano Storace, Berlusconi o Lettieri poco importa), dall'altro continua ad aprirsi "spazi politici" nello stesso modo con cui i movimenti di estrema destra (come ad esempio Forza Nuova) hanno sempre fatto: azioni squadriste, attacchi all'interno delle mobilitazioni antagoniste, pestaggi a omosessuali ed immigrati, per poi nascondersi prontamente tra le braccia delle forze dell'ordine e delle coperture politiche di cui godono in ogni città in cui sono riusciti ad attecchire (il caso di Alemanno a Roma, con la concessione dello stabile - costato quasi 18 milioni di euro - fintamente occupato da qualche anno, è emblematico).
In questo momento, dove all'interno della crisi è possibile sviluppare consensi a destra, i bravi ragazzi di CasaPound cercano di aggregare e conquistare una legittimità politica tramite l'utilizzo di slogan e parole d'ordine che, nascondendo neanche troppo la loro natura fascista, fintamente sembrano essere antisistemiche e "rivoluzionarie" e che spesso, in assenza di percorsi di lotta autenticamente autonomi dal ciarpame istituzionale, attecchiscono in ambiti e territori in cui stagna un vuoto politico e dove è facile utilizzare e approfittare del senso di antipolitica presente e sentito tra le masse.
I fascisti, come sempre hanno fatto, cercano di sfruttare le crisi capitalistiche, e il disagio e la disperazione che queste provocano (licenziamenti, precarietà, disoccupazione e bassi salari) per tentare di incunearsi nel malcontento sociale al fine di confondere le acque e depistare i proletari da quelli che sono i loro veri nemici. Ieri dichiaravano di scendere in piazza contro le banche, ma dietro questo slogan di facile presa, col quale i fascisti sembrano aver scoperto l'acqua calda, si nasconde l'essenza vera di Casapound, che è dimostrata dalle loro pratiche e dalle loro ossessioni quotidiane: attacchi agli immigrati, collateralismo col peggior marciume che la storia repubblicana ha prodotto (basta vedere l'elenco dei relatori presenti nei numerosi dibattiti tenuti nella sede di CPI Roma), invocazione di leggi reazionarie sui diritti civili e sull'aborto. Proprio queste ultime ci danno l'esempio di quanto meschine e fuori dal mondo siano le idee propugnate da Casapound: attaccare in maniera più o meno subdola e velata il diritto all'aborto di fronte ai tagli dei salari, dei servizi pubblici e della sanità che in questi anni hanno reso per molti proletari anche la prole stessa un costo insostenibile, significa volere ancor più miseria e precarietà in nome dei proprio delirio nazionalista e di una concezione della famiglia degna dell'epoca dell'Inquisizione: ma queste cose il camerata in doppiopetto Iannone o la borghesuccia portavoce di Casapound Napoli cresciuta sotto una campana di vetro grazie agli stipendi d'oro accaparrati dal papà parlamentare per ben 5 legislature (quando si parla di costi della politica...) non potranno mai capirle, perché da bravi fascisti parlano dei problemi sociali senza viverli e senza neanche conoscerli sul campo!
Ma la giornata di ieri ha fatto capire ancora una volta che a Napoli non c'è trippa per gatti: l'opposizione sociale c'è già, è in piazza quotidianamente a portare avanti le lotte dei disoccupati, dei precari, degli studenti, degli immigrati; non è solo genericamente contro la crisi e le banche, ma contro i suoi mandanti e le sue cause più profonde: governo, padroni e sistema di sfruttamento capitalistico; dunque è irriducibilmente antifascista, non certo perché abbiamo bisogno di essere anti-qualcuno per avere un'identità (come in maniera infame dichiarano i fascisti a giornali e mass-media di sistema alla perenne ricerca di scoop), ma molto più semplicemente perché la nostra lotta per un sistema diverso, libero da sfruttamento, guerre, precarietà e mercificazione dei beni comuni, presuppone necessariamente l'eliminazione di ogni rigurgito reazionario e quindi la riconsegna del fascismo e delle sue idee nel posto che gli e' più consono: la pattumiera della storia.
Noi con il presidio di p.zza Cavour, non solo abbiamo ribadito che Napoli è una città antifascista dove personaggi che si fingono di essere una reale alternativa per distogliere l'attenzione dalla catastrofe sociale non hanno spazio ed agibilità, ma abbiamo avuto la dimostrazione che anche l'antifascismo è una pratica e un valore che dovrebbe essere quanto più possibile condiviso e non è appannaggio di coloro che esprimono il loro antifascismo solo a parole, mai presenti - spesso e volentieri sono anche ostacolo - nelle diverse lotte sociali che quotidianamente esprimo il reale disagio di chi sta pagando ancora una volta questa crisi. In ultimo, il presidio di ieri dimostra come, anche in una fase in cui la repressione colpisce in maniera sempre più dura i compagni e i movimenti di lotta, muoversi con determinazione evitando di sottostare ai divieti e alle imposizioni della Questura e il disfattismo di qualche "antifascista" da salotto, spesso paga: se non avessimo presidiato piazza Cavour, è probabile che alla fine la pressione dei camerati rintanati a Piazza Carlo III e dei loro potenti padrini istituzionali avrebbe dato esiti ben diversi dal ridicolo girotondo di sabato...
Continueremo a manifestare il nostro antifascismo, giorno per giorno, nei percorsi di lotta, al fianco degli studenti, dei lavoratori e dei disoccupati, per cambiare e sovvertire questo sistema.
p.s. Non ci teniamo a smentire le fandonie dichiarate da Casapound: dalle cariche inesistenti (mai vista una carica senza uso dei manganelli) ai numeri fittizi, a quello ci pensano le foto e i video: le immagini spesso valgono più di mille parole.
Laboratorio Politico Iskra