San Didero, Susa, Padova, Marghera, Bologna, Livorno, Firenze, L’Aquila Stintino, Lago di Baraz, Cagliari, Selargius, Milis, Roma, Napoli, Santa Maria Capua Vetere, Bari, Catania: queste le città in cui si sono tenute iniziative nell’ambito della campagna
Dal 5 al 12 aprile decine di territori hanno realizzato iniziative per esprimere vicinanza e solidarietà a territori colpiti da crisi ambientali, per decostruire la logica dell’emergenza e chiedere fondi diretti destinati alla prevenzione sociale e territoriale. Mentre viene firmato un accordo di 800 milioni per il riarmo europeo, aree e comunità vengono abbondate all’interno di crisi sismiche, alluvioni, eventi di cambiamento climatico, dove si salva solo chi ne ha la possibilità. Tante città e comunità hanno aderito e condiviso questa settimana di mobilitazione comune, a partire dall’appello prodotto dal Laboratorio Politico Iskra, rispetto alla necessità di costruzione di una campagna contro l’emergenza che sostenesse la mobilitazione degli abitanti dei Campi Flegrei, da territorio oggi soggetto a crisi bradisismica.
Da Nord a Sud, ogni comunità, gruppo di lavoratori e lavoratrici, lotta sociale ha riportato il tema della campagna sul proprio territorio, evidenziando l’enorme contraddizione rappresentata dalla guerra oggi, per la cui realizzazione vengono abbondate aree, viene lasciato morire chi non risulta utile alla creazione di un esercito flessibile e ridotto alla fame. La necessità del riarmo è stato posto come centrale per il governo Meloni. A questo rispondiamo: “Noi non vogliamo che sia speso un centesimo per una riforma complessiva della nostra società verso il riarmo europeo, non vogliamo pagare con le nostre vite una guerra non nostra”. Non un centesimo per la guerra, dunque, ma spese per la cura e la gestione sociale di aree periferiche, abbandonate o soggette a disastri ambientali di vario genere e grado. Il piano di riarmo europeo di 800 miliardi che rende esplicito su piano di massa che ogni tipo di intervento sociale, sia esso legato al carovita o alla messa in sicurezza dei territori, verrà derubricato, rimandato e abbandonato.
Condividiamo video ed immagini delle iniziative organizzate nell’ambito della campagna arricchita, dal punto di vista comunicativo da grafiche informative.
Ogni comunità e ogni soggetto ha realizzato la propria adesione e co-costruzione della campagna, con striscioni, manifesti, presidi, cortei, banchetti informativi, assemblee pubbliche, a partire dalle condizioni di privazione esperite su ogni territorio e sulle proprie specifiche rivendicazione, con un punto condiviso e cruciale: non parlate di fenomeni emergenziali o di catastrofi, le crisi ambientali possono essere gestite tramite la prevenzione sociale, la costruzione di infrastrutture, l’assistenza economica e sociale o tramite l’evacuazione in casi estremi; mentre la devastazione di interi territori è il risultato del funzionamento del modo capitalista di produrre. Così ogni comunità ha lottato contro:
- processi di militarizzazione sui territori;
- assenza di messa in sicurezza ambientale (per territori sismici o soggetti a rischio idrogeoligo);
- assenza di pianificazione infrastrutturale;
- assenza di prevenzione sociale (sanità; abitare; welfare);
- dirottamento di fondi e competenza verso l’economia di guerra (dal riarmo all’università in guerra);
- costruzione di grandi opere (belliche e non) nocive e dannose per uomo e natura;
- mancanza di spazi di socialità;
- aumento della marginalità sociale;
- aumento di soglie di povertà e disoccupazione.
Esiste la reale necessità, la possibilità e l’urgenza materiale di costruire una larga mobilitazione che si interroghi e discuta della costruzione di un piano di prevenzione sociale e della messa in sicurezza dei territori, pagato con i soldi destinati alle spese belliche e militari.
Intendiamo promuovere e costruire un 25 Aprile contro guerra ed emergenza, per questa ragione, a partire dalle parole d’ordine condensate nello slogan “Tutela e prevenzione sociale. Non un euro per riarmo e spesa militare”, proponiamo a tutte le realtà promotrici della campagna un ragionamento su una prossima attivazione per il 25 aprile. Apriamo pubblicamente questa proposta a tutte le organizzazioni e a quei movimenti sociali che, organizzandosi e resistendo, si oppongono alla gestione capitalista dei territori e che intendono farlo combattendo gli effetti materiali della guerra sulle nostre vita.
Pubblichiamo, in conclusione la lista delle adesioni giunte, ordinate “geograficamente” da Nord a Sud: alcune di queste hanno supportato iniziative, altre si mobiliteranno nelle prossime settimane. Rigiriamo anche e segnaliamo l’evento del 26 aprile a Cosenza, dove si terrà un dibattito dal titolo “Contro guerra, riarmo e militarizzazione” e sarà seguito da una cena sociale.
Assemblea No Tav – Torino e cintura; Assemblea No DDL Sicurezza NoZoneRosse Udine; Associazione Yairaiha; Antudo; Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera, Marghera, Corda Padova; Ex caserma occupata; CPA Firenze Sud; Rete Pratobello 24, La Casa di Tutti – Sa Domo de Totus, Comitadu pro sa Nurra, Gruppo Tutela Territorio Sardo – Gruttes Oristano, Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica, Presidio permanente del Popolo Sardo, Comitato di difesa del territorio-No Tyrrhenian Link Comunicati Ufficiali, Coro e Bentu Comitato del Marghine contro le speculazioni energetiche, Comitato Difesa Territorio Uta; Rete dei comitati e dei collettivi in lotta: Comitato di lotta Viterbo: FuoriGenere, Casematte L’Aquila, C.U.A Bologna, Laboratorio Crash, Quarticciolo Ribelle, Laboratorio Politico Alberone, Villa Medusa Casa del Popolo, Brigata Lenù, Movimento di Lotta Disoccupati 7 Novembre, CSA Spartaco SMCV; Ex Caserma Bari; No DDL Sicurezza Catania; Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria; Ultima Generazione; Extrincion Rebellion; Rete “Liberi/e di lottare – Fermiamo il decreto sicurezza”; Rete No Decreto Sicurezza Cosenza; A.M.R Controvento.
