Il lavoro del governo sul piano politico e ideologico è proseguito seguendo i segnali forti già dati dalla nomina dei ministri e dei ministeri del governo. Se “Ministero delle Imprese e del Made in Italy”, o “dell’Istruzione e del Merito”, “della Famiglia e della natalità” o “Sport e Giovani” non bastavano, altre indicazioni sugli obiettivi del governo Meloni arrivano da più parti. Ma è un progetto, quello di Fratelli d’Italia, che viene da lontano, e che si è accreditato verso un pezzo della borghesia nazionale sfruttando proprio un forte apparato ideologico. Non è un caso che la proposta del “Liceo del Made in Italy”, portata avanti dalla stessa Meloni già da anni, torni in voga ogni tanto.

Il sovranismo non diventa solo una scelta politica, ma un obiettivo di politica economica e la legittimazione ideologica delle scelte fatte dal governo. C’è il bisogno centrale di valorizzare il prodotto italiano. La guerra in Ucraina ha cambiato i piani del capitalismo italiano, che negli ultimi anni stava provando, nel solco delle iniziative fatte da tutti i principali paesi della Unione Europea, a garantirsi una certa autonomia commerciale ed energetica dagli Usa. La stessa uscita ufficiale dalla via della seta come canale di scambio con la Cina, deve essere in qualche modo bilanciata da altri approcci all’economia. Si consolida quindi il rientro alla produzione interna, alla valorizzazione dei prodotti italiani, una necessità far fronte all’inasprirsi della competizione interimperialistica con la valorizzazione dei prodotti interni. Le politiche di re-shoring da anni stanno riportando in Italia pezzi di produzione precedentemente delocalizzati. Il credito dato dalla borghesia italiana a Giorgia Meloni non è casuale. Un partner inoltre più affidabile rispetto alla destra degli ultimi anni: dopo Berlusconi (i cui ultimi anni di governo erano però diventati insostenibili anche per la classe dirigente), i leader di destra si erano limitati a Matteo Salvini, subito bocciato come inaffidabile e troppo personalistico. Possiamo dire che la politica nazionalista e sovranista del governo Meloni è un po’ più credibile del divieto di acquisto delle “arance del Marocco” di Salviniana memoria, anche se probabilmente i concetti espressi da entrambi hanno più di un punto di contatto.

Questo approccio politico non si è limitato alla nomina dei ministri o a dichiarazioni da titoli di giornale. Le scelta delle campagne pubblicitarie del governo, come quella che utilizza i membri della nazionale italiana di pallavolo maschile per sponsorizzare la pasta come prodotto di felicità, sono un altro esempio di questa tendenza. Così come è stato fatto con i manifesti pubblicitari del ministero dei beni culturali “Open to Meraviglia”, o ancora con l’iniziativa del ministro Borgonzoni sugli sconti per i film italiani ed europei al cinema (sconti finanziati da investimenti del governo, in pratica guarda film italiani e il governo ti paga metà biglietto). Un complesso di impostazione politica e ideologica che costruisce il terreno anche per l’espressione di alcuni affermati artisti, come Pierfrancesco Favino e la critica all’assenza di “attori italiani” per i “prodotti italiani”.

I giocatori della nazionale di pallavolo

L’ultima iniziativa del governo del cosiddetto “decreto inflazione” non fa che avvalorare questa linea: i prodotti che avranno (per 2 mesi) i prezzi bloccati, saranno indicati da un carrello tricolore. Un altro piccolo elemento, che stavolta centrando un tema di necessità materiale immediata, costruirà un ulteriore tassello nella ricerca di un consenso costruito intorno alla retorica nazionale.

Cinema, sport, pubblicità, tutto deve ruotare attorno alla retorica del bene della Nazione, in nome dell’Italia. Non sarà fascismo, ma è su questi aspetti che ne ricalca alcune impostazioni. Un impianto meno esplicito e diretto rispetto all’odio xenofobo o alla repressione più violenta, ma forse proprio per questo più pericoloso. Il rischio infatti è la creazione di un consenso sempre più forte a queste politiche senza che neanche vengano smascherate come “di destra” o reazionarie. Un consenso che servirà poi a garantire la pace sociale nel momento di affondo sulle questioni più strettamente economiche.

Siamo sicuri, infatti, che questo approccio è estremamente contraddittorio, visto che che si scontra quasi frontalmente con un contesto sociale ed economico dove la domanda interna è sempre più bassa, e i poteri d’acquisto sono ai minimi storici. Le contraddizioni insanabili del sistema capitalistico non potranno che ulteriormente venire al pettine.

Se aggiungiamo a questo infatti che da Maggio 2023 il governo ha dovuto iniziare a ripagare il debito contratto con il PNRR, le prossime manovre finanziarie saranno ancora più difficili da varare senza assestare colpi importanti allo stato sociale. Le contraddizioni economiche e sociali cresceranno sempre di più, oggi frenate da un governo che si sta dimostrando garante della tenuta politico-sociale dello Stato, ma che sarà portato ad attraversare sfide decisamente più probanti.

In generale dopo anni in cui la borghesia italiana, in particolare quella piccola e media di commercianti e aziende, ha chiesto più volte l’astensione dello Stato dagli affari dell’economia, c’è stato un lento ritorno dell’interventismo statale in materia attorno alla pandemia. Di fronte ad un evento globale e, ai loro sguardi superficiali, imprevisto, il libero mercato non poteva essere più l’unica legge che governasse il ciclo di accumulazione di profitti, ma bisognava ridare centralità al sostegno dello Stato. Una richiesta emergenziale che ha avuto un leggero seguito a causa dell’aumento dei prezzi dovuti all’inflazione e alla guerra in Ucraina, ma che in questo caso sono stati regolamentati scaricando tutto sui consumatori, penalizzando enormemente la classe lavoratrice. Meno stato nell’economia, più nella politica.

Ad oggi, condiamo questa situazione con gli applausi di Cernobbio e la fiducia dei banchieri al governo Meloni. Probabilmente anche questo è un consenso che va più alla capacità di stabilità democratica (o pace sociale) che al momento sta garantendo il governo più che agli interventi di politica economica. Ma la linea di condotta vede tra Governo e Padroni un unione ben salda.

I prossimi mesi potranno portare delle contraddizioni più aspre al governo, che ad ora si regge su una politica fortemente ideologica a livello nazionalistico e sulla forte presenza politica dello Stato con i suoi organismi repressivi. Questa saldatura potrebbe scricchiolare a breve, e dentro questo solco saremo portati ad acuire quelle contraddizioni che in questa fase nessuno tende a vedere, ma che ad oggi fanno della classe lavoratrice odierna un perfetto bacino di sfruttati e sottopagati dimessi al volere dello Stato e alle briciole dei padroni.

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