La lotta dei licenziati GLS è un simbolo per tutti i lavoratori e le lavoratrici sfruttati/e e sottopagati/e di questa città e non solo. Padroni e padroncini approfittano della disoccupazione dilagante e della miseria generale per poter elargire qualche elemosina che metterebbe a disposizione totale i lavoratori per i loro affari. Un approccio schiavistico che vuol far disporre al padrone di tutta la vita di un lavoratore, con giornate senza orari per salari da fame, chiamate all’ultimo secondo per disponibilità immediate, licenziamenti a orologeria e sfruttamento sempre più forte.
Dal mese di Dicembre continua senza sosta la lotta dei 58 licenziati dei siti GLS di Napoli e provincia con il sostegno della mobilitazione nazionale del SiCobas con numerosi scioperi in tutte le filiere del consorzio Fedit. Un licenziamento ritorsivo e discriminatorio operato dalla TEMI, società in franchising del marchio GLS sulla provincia napoletana e di proprietà del gruppo Tavassi, ex vice-presidente di Confindustria Napoli.
La loro colpa è quella di aver scioperato e denunciato pubblicamente le condizioni di sfruttamento, sotto-salario e illegalità di ogni tipo in cui erano costretti a lavorare quotidianamente: condizioni rese possibili grazie a un sistema di appalti e subappalti e dall’utilizzo senza limiti del lavoro interinale (c.d. contratti in somministrazione): salario di 6 euro l’ora, orari di lavoro fino a 14 ore al giorno con orario spezzato e 300 ore mensili, mancato pagamento dello straordinario e degli istituti contrattuali, contratti a tempo determinato e part-time prorogati anche per 6 anni. Il modello Tavassi rappresenta il modello di tutte quelle attività lavorative piccole e medie che pensano di poter disporre dei propri lavoratori e delle proprie lavoratrici a totale piacimento. Le multinazionali come GLS, che approfittano sistematicamente di questo sistema di scatole cinesi, nel frattempo fatturano miliardi di profitti anche grazie all’iper-sfruttamento a cui destinano i propri dipendenti.
Nelle ultime settimane questura e prefettura hanno alzato il livello dello scontro, obbedendo prontamente agli ordini di Tavassi il quale ha imposto il ritorno alla circolazione merci impedita da una lotta che quotidianamente vedeva i lavoratori in sciopero fuori i suoi magazzini. I lavoratori in presidio sono stati caricati, trascinati per i piedi e rimossi dai cancelli; con ritorsioni nei confronti dei coordinatori sindacali del SI Cobas, tradotti in questura o spintonati dalla vigilanza privata.
Per questo facciamo appello a tutta la parte sana e combattiva della città a stringersi al fianco della lotta dei licenziati GLS, non per sola solidarietà, ma per condivisione completa di una battaglia che riguarda tutte e tutti noi. Alcune battaglie hanno la capacità di poter sintetizzare totalmente una condizione diffusa e comune a tutte e tutti, questa in GLS rappresenta oggi questo. Vincere in GLS vuol dire oggi imporre ai padroni di questa città che esiste un pezzo della classe lavoratrice combattiva che non permetterà ancora di poter disporre a piacimento delle nostre vite. Vincere in GLS vuol dire poter tornare sui luoghi di lavoro, nei nostri quartieri, a riaffermare che la lotta paga e che ad ogni battaglia risponderemo con una sola voce: Toccano Uno, Toccano Tutti!
