A partire dall’esperienza di mobilitazione degli abitanti dei Campi Flegrei, il Laboratorio Politico ISKRA ha convocato un’assemblea nazionale on-line domenica 23 marzo.
Decine gli interventi che hanno tracciato un quadro complesso della situazione in cui versano i nostri territori: dal rischio idrologico, passando per le zone colpite da terremoti e sciami sismici o devastati da grandi e piccole opere.
Sappiamo che ogni territorio ha le sue criticità e peculiarità e che quindi risulta impossibile immaginare una soluzione omogenea.
Abbiamo però individuato quelli che sono elementi comuni e su cui costruire una campagna:
- Rifiutiamo la logica dell’emergenza. Il richiamo all’emergenza serve a spoliticizzare la natura del problema e delle crisi.
- Non si tratta di catastrofi. Si tratta di processi i cui effetti devastanti possono essere prevenuti e gestiti con provvedimenti economici, sociali e politici. Serve una messa in sicurezza ora!
- Non esiste aspetto tecnico o organizzativo che non discenda da scelte politiche. Le problematiche dei nostri territori non sono contingenti ma strutturali. Derivano dalle scelte che sono state fatte per metterli a rendita e a profitto e dalle misure di prevenzione che non sono state messe in campo perché ritenute un costo.
- Il modello utilizzato dalla Stato per la gestione della emergenza, conseguenza dell’economia bellica come strumento di uscita dalla crisi, oggi è basato sul restringimento degli spazi di agibilità, protagonismo e partecipazione. Le aree che subiscono questi fenomeni rappresentano territori di scarto o da colonizzare e in cui speculare. Viene imposto un criterio tra vite che hanno valori diversi e che possono essere sacrificate (come nel previsto dal modello del Decreto Caivano e la creazione di zone rosse nelle città).
- I soldi da destinare alla messa in sicurezza ci sono, ma vengono destinati alle spese belliche. La guerra è un fatto materiale. Lo è al fronte, ma anche qui e ora. La militarizzazione della società è azione concreta e quotidiana che ritroviamo in ogni aspetto della vita.
Il piano di riarmo europeo da 800 miliardi di euro rende esplicito su piano di massa che ogni tipo di intervento sociale, sia esso legato al carovita o alla messa in sicurezza dei territori, verrà derubricato, rimandato e abbandonato. - Non vogliamo combattere né economicamente né fisicamente una guerra non nostra. Essere contro la guerra non è solo uno slogan. La guerra è oggi lo strumento capitalista che consente di ricominciare i processi di accumulazione del capitale.
- Oltre alle armi, la guerra necessita di una produzione culturale di guerra necessaria all’arruolamento. Essere “assoldati” vuol dire accettare passivamente i costi che la guerra ci scarica addosso.
- La mobilitazione popolare è necessaria perché si pone in antagonismo con questa tendenza. Rappresenta un’intelligenza collettiva basata su una conoscenza più approfondita del territorio e nasce sulla base di una scala di valori e interessi solidaristici. Disertiamo la guerra e alimentiamo il conflitto contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla donna e sull’ambiente.
Abbiamo quindi individuato la data del 5 aprile, in concomitanza con l’anniversario della nascita della NATO, come giornata di mobilitazione nazionale articolata a livello locale per il lancio della campagna CONTRO RIARMO E MILITARIZZAZIONE, SPESA SOCIALE, MESSA IN SICUREZZA E PREVENZIONE.
Per chi non potesse il 5, la settimana di riferimento per attivarsi è quella che arriva fino al 12 aprile.
